Agevolare l’import/export grazie alla garanzia di business partner certificati

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Agevolare l’import/export grazie alla garanzia di business partner certificati

Un business partner, o più probabilmente numerosi business partner: quale azienda può farne a meno al giorno d'oggi? Che si tratti di fornitura, distribuzione, intermediazione commerciale, consulenza o altro, costruire una rete di business partner per le aziende che si occupano di import/export è ancora più importante che non per tutte le altre.

L'attività di un commerciante dipende da materie prime, componenti, semilavorati o prodotti finiti, acquistati da fornitori terzi che a loro volta, nelle supply chain più complesse, si appoggiano ad altri. E ricostruire tutti i passaggi della catena non è semplice.

Il business partner è “pulito”? Da dove provengono le materie prime? Qual è la loro origine, in base al principio dell'ultima trasformazione significativa? In che modo le scelte di approvvigionamento del business partner possono influire sui permessi di circolazione e sui dazi dei prodotti messi in commercio? Sono domande complesse, che evidenziano quanto la scelta del corretto alleato sia allo tempo strategica e delicata: le decisioni giuste contribuiscono al successo dell'impresa, così come quelle sbagliate possono comprometterlo.

E il giusto alleato non è semplicemente quello che offre il miglior trattamento economico o il miglior posizionamento sul mercato, ma anche quello che garantisce correttezza e compliance, meglio ancora se in modo certificato.

Conoscere a fondo il business partner, perché è importante

La reputazione di un'azienda non è racchiusa in una bolla, bensì fa parte di un ecosistema su cui è difficile avere il pieno controllo. Con i business partner il rischio è dietro l'angolo, perché un'azienda può agire correttamente al proprio interno, rispettando la legalità e la compliance, ma è molto più arduo controllare quello che fanno gli altri. E se un fornitore o distributore diventa materia di cronaca per qualche scorrettezza oppure se le sue attività subiscono un intoppo doganale, facilmente il problema si propaga nella rete dei suoi partner. Si rischiano danni di immagine, multe e interruzioni di attività, dalle costose conseguenze.

Anche la provenienza delle materie prime e i luoghi di lavorazione o fabbricazione scelti dal business partner hanno un peso, sia perché aumentano o diminuiscono il rischio di illegalità (basti pensare ai Paesi con alti tassi di corruzione e sfruttamento del lavoro minorile) sia perché influiscono sui dazi all'import.

E non sempre l'origine di una materia prima può essere data per scontata o dedotta semplicemente dalla nazionalità del fornitore: la Cina, per esempio, per la produzione di batterie impiega in larga misura litio e cobalto estratti da miniere della Repubblica Democratica del Congo, un Paese che sta in fondo alla classifica del “Corruption Perceptions Index” di Transparency International (nell'indice del 2018 era 165esimo su 180). Le aziende importatrici statunitensi dal 2010 sono obbligate per legge a realizzare una due diligence sui minerali provenienti dal Congo e dalle nazioni confinanti, e quest'obbligo può avere conseguenze anche su un'azienda europea. Se l'azienda esporta negli Usa, deve poter garantire che la propria merce non è collegata ad attività illegali, corruzione o sfruttamento del lavoro minorile, altrimenti rischia di non far arrivare a destinazione i prodotti.

Anche l'Europa sta usando la legge per contrastare le attività economiche che finanziano conflitti armati o sfruttano il lavoro forzato: il 1 gennaio del 2021 entrerà in vigore in tutta l'UE una nuova normativa (con i relativi controlli, affidati agli Stati membri) che obbligherà gli importatori di stagno, tantalio, tungsteno e oro a esercitare il dovere di diligenza, verificando l'assenza di elementi compromettenti tutta la supply chain. Bisognerà saper indicare i Paesi di provenienza dei minerali, le quantità e il periodo in cui sono stati estratti, il nome e l'indirizzo del fornitore.

Come verificare la reputazione del business partner

La reputazione di un potenziale business partner va verificata prima ancora di intessere una qualsiasi relazione, ma questo non basta. È necessario poi, giorno dopo giorno, continuare a tenere alta la guardia. I rischi sono troppo elevati per basare la valutazione sull'istinto o per fidarsi sulla parola: servono dati certi e, laddove possibile, certificazioni che mettano nero su bianco elementi di compliance e provenienze. Gli aspetti da verificare sono molti e vanno confrontati con le diverse normative che regolano la trade compliance, i dazi e le agevolazioni sull'import/export.

Ma bisogna anche accertarsi che i proprietari o amministratori dell'attività partner non siano presenti nelle blacklist dell'Unione Europea e dell'Office of Foreign Assets Control statunitense, né nell'elenco dei Paesi considerati ad alto rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo (liste HRC, stilate dallo Human Rights Council delle Nazioni Unite), in quello degli embarghi, nelle liste delle Political Exposed Person (liste PEP), dei politici italiani locali (liste PIL) e, ancora, in quella della Consob sui promotori finanziari radiati (lista PRF). Come se non bastasse, va verificato non soltanto il soggetto o azienda con cui si crea un rapporto commerciale, ma anche il beneficial owner, che deve risultare a sua volta “pulito” dal punto di vista della legalità, della compliance e dell'indipendenza politica.

Leggi anche: La lista di controlli da effettuare per determinare il beneficial owner

Chiaramente tutto questo è un lavoro faticoso, che non ammette disattenzioni e che andrebbe ripetuto frequentemente. Esistono elenchi aggregati delle “pecore nere” da evitare (li forniscono, per esempio, società come WorldCheck, WorldCompliance e Dow Jones) ma bisogna avere la certezza di considerare sempre l'ultima versione aggiornata, dunque valida e completa, ed eseguire un confronto tra le diverse liste che può portare via molto tempo.

Metisoft ha però una soluzione che può aiutarti a risparmiare energie e risorse da dedicare ad altre attività, a maggior valore aggiunto, e soprattutto può garantirti una compliance solida, basata su dati certi. Il servizio Blacklist di Metisoft fornisce elenchi di nominativi segnalati, aggiornandoli periodicamente, mentre il software Business No Risk include l'aggiornamento quotidiano delle liste, la creazione di report e lo screening automatizzato degli archivi. La soluzione MOP (Metisoft Origine Preferenziale) si distingue per la capacità di simulare scenari di certificazioni, evidenziando le conseguenze di determinate scelte relative, per esempio, alle certificazioni di origine offerte da un business partner.

La reputazione del business partner è la tua reputazione

Ci vogliono “vent'anni per costruire una reputazione e cinque minuti per distruggerla”, diceva Warren Buffett. E la citazione cade a fagiolo, se parliamo di quanto sia facile scegliere un cattivo business partner in assenza di controlli metodici, completi e frequenti. Una scelta sbagliata fa perdere soldi perché danneggia la reputazione ma anche perché può portare alle aziende multe, spese doganali non previste o interruzioni di attività dovute ad accertamenti.

Più la catena di approvvigionamento è complessa e internazionalizzata e più diventa difficile risalire alle informazioni. Ci vuole troppo tempo, ci vogliono persone da dedicare a questa attività, che comunque resta ad alto rischio di errore per la difficoltà di confrontare numerose e mutevoli normative, liste e fonti di dati eterogenee. Per arrivare alla meta c'è però una strada più veloce, diretta e sicura. Vuoi poter contare su business partner trasparenti e certificati, agevolando le tue operazioni di import o export? Chiedici come, attraverso una consulenza gratuita!

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Cristiano Gambucci

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