L’origine preferenziale delle merci è uno degli strumenti più potenti – e al tempo stesso più complessi – a disposizione delle aziende che operano nei mercati internazionali.
Grazie alla corretta gestione dell’origine preferenziale, un’impresa può consentire ai propri clienti esteri di beneficiare di:
- riduzioni dei dazi doganali
- esenzioni totali
- abolizione di contingenti quantitativi
Un vantaggio competitivo concreto, che può incidere in modo significativo sul prezzo finale del prodotto e sulla sua appetibilità nei mercati extra UE.
Tuttavia, la dichiarazione di origine preferenziale delle merci non è un semplice adempimento formale: è il risultato di un processo tecnico, normativo e documentale che richiede controllo, tracciabilità e aggiornamenti continui.
In questa guida analizziamo:
-
Modalità di dichiarazione dell’origine preferenziale delle merci
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Automatizzare la gestione dell’origine preferenziale delle merci
Perché l’origine preferenziale delle merci è strategica?
Perché consente di ridurre o azzerare i dazi doganali nei mercati esteri, aumentando la competitività del prodotto, migliorando i margini e rafforzando il posizionamento internazionale dell’azienda.
L’origine preferenziale delle merci si basa sugli accordi di libero scambio (FTA – Free Trade Agreements) sottoscritti tra l’Unione Europea e Paesi terzi.
Questi accordi non sono semplici intese commerciali: rappresentano strumenti geopolitici ed economici che regolano in modo dettagliato gli scambi tra le parti, con l’obiettivo di favorire l’accesso ai mercati riducendo o eliminando le barriere tariffarie.
In particolare, gli accordi stabiliscono:
- quali prodotti possono beneficiare del trattamento preferenziale
- quali condizioni devono essere rispettate per ottenere lo status di origine preferenziale
- quali trasformazioni sono considerate sufficienti ai fini dell’attribuzione dell’origine
- quali prove documentali devono essere fornite in caso di controllo doganale
Ogni accordo contiene regole tecniche specifiche (le cosiddette regole di lista) che variano in funzione del codice doganale del prodotto e del Paese di destinazione. Questo significa che l’analisi non può essere generica, ma deve essere puntuale e basata su dati oggettivi.
Ad oggi sono attivi circa venti accordi commerciali tra l’UE e Paesi extra comunitari. Alcuni sono bilaterali, cioè prevedono vantaggi reciproci tra le parti firmatarie; altri sono unilaterali e concedono benefici solo in favore di determinati Paesi, spesso per sostenere economie in via di sviluppo.

Perché conviene dichiarare l’origine preferenziale delle merci?
Dichiarare correttamente l’origine preferenziale delle merci non è solo un adempimento tecnico, ma una leva strategica.
Permette infatti di:
- ridurre i costi per l’importatore grazie a dazi ridotti o azzerati
- rendere il prodotto più competitivo rispetto ai concorrenti provenienti da Paesi non coperti da accordi
- migliorare il posizionamento commerciale nei mercati esteri
- rafforzare la relazione cliente-fornitore, offrendo un vantaggio economico tangibile
In alcuni settori, il differenziale daziario può incidere in modo significativo sul prezzo finale, influenzando direttamente la scelta del fornitore. Poter garantire l’origine preferenziale significa quindi entrare in gara con un vantaggio competitivo reale.
Sempre più buyer internazionali richiedono esplicitamente la dichiarazione di origine preferenziale delle merci ai propri fornitori europei, inserendola tra i requisiti standard nelle trattative commerciali o nei contratti quadro.
Non poterla fornire significa, spesso:
- dover rivedere al ribasso i margini
- perdere opportunità di business
- risultare meno attrattivi rispetto ai competitor
In un contesto globale sempre più competitivo e regolamentato, l’origine preferenziale delle merci è un vero e proprio asset strategico per lo sviluppo internazionale dell’impresa.

Come si determina l’origine preferenziale delle merci
La determinazione dell’origine preferenziale delle merci dipende da:
- codice di nomenclatura combinata (NC)
- accordo commerciale applicabile
- regole di lista previste dall’accordo
Ogni prodotto, infatti, è soggetto a condizioni specifiche che variano in funzione della classificazione doganale e del Paese di destinazione. Non esiste una regola valida per tutti: la verifica deve essere sempre puntuale e documentata.
In generale, un bene può acquisire origine preferenziale quando:
- è interamente ottenuto in un determinato Paese (es. prodotti agricoli, minerali, animali nati e allevati in loco)
- è prodotto esclusivamente con materiali originari
- subisce trasformazioni sufficienti secondo quanto previsto dall’accordo applicabile
Uno degli errori più frequenti nella gestione dell’origine preferenziale delle merci riguarda la corretta valutazione delle lavorazioni effettuate sul prodotto.
Non tutte le operazioni sono considerate idonee a conferire origine.
Le trasformazioni insufficienti (non valide) sono:
- semplice assemblaggio
- lavaggio o pulizia
- verniciatura
- applicazione di etichette o marchi
- miscelazione di prodotti
- operazioni di conservazione
- taglio, confezionamento o imballaggio
Queste operazioni, se svolte isolatamente, non sono sufficienti a conferire origine preferenziale, anche se effettuate all’interno dell’Unione Europea.
Regola del valore e tolleranze
Molti accordi prevedono una regola percentuale legata al valore dei materiali non originari utilizzati nella produzione.
Ad esempio:
Il valore dei materiali non originari non deve superare il 10% del prezzo franco fabbrica del prodotto finito.
Tuttavia, non esiste una regola unica e universale. A seconda del codice doganale, possono essere previste:
- soglie massime di valore dei materiali non originari
- limiti di peso
- obbligo di cambio di voce o sottovoce doganale (change of tariff heading)
- lavorazioni specifiche obbligatorie
Per questo motivo è fondamentale consultare sempre le regole di lista contenute nell’accordo di riferimento.

Condizioni aggiuntive da rispettare
Oltre alla verifica delle lavorazioni e delle soglie percentuali, per poter dichiarare l’origine preferenziale delle merci devono essere rispettate ulteriori condizioni formali e sostanziali:
- assenza di drawback (non devono essere stati richiesti rimborsi o esoneri daziari sui materiali importati)
- trasporto diretto verso il Paese di destinazione, senza manipolazioni sostanziali in Paesi terzi
- documentazione completa, coerente e disponibile in caso di controllo doganale
La dichiarazione di origine merce è quindi un processo tecnico che richiede analisi, precisione e aggiornamento costante. Un errore nella valutazione può compromettere l’intera dichiarazione e comportare conseguenze economiche e sanzionatorie rilevanti.
Dichiarazione di origine preferenziale delle merci: i 4 step fondamentali
Prima di rilasciare una dichiarazione di origine preferenziale delle merci, è necessario seguire un processo strutturato e documentabile.
I 4 step in sintesi
| Step | Cosa verificare | Perché è critico |
|---|---|---|
| 1️⃣ Identificazione dello stabilimento | Luogo delle trasformazioni, lavorazioni conto terzi, eventuali fasi extra UE | Una trasformazione fuori perimetro può invalidare l’origine preferenziale |
| 2️⃣ Analisi componenti e distinta base | Origine dei materiali, valore dei componenti non originari, regole percentuali | Errori di calcolo o dati incompleti compromettono la dichiarazione |
| 3️⃣ Gestione dichiarazioni fornitori | Dichiarazioni singole o a lungo termine, scadenze, coerenza documentale | Documenti mancanti o scaduti espongono a sanzioni |
| 4️⃣ Verifica finale e consolidamento | Regole di lista, trasformazioni effettuate, calcoli percentuali, coerenza complessiva | Solo una verifica completa consente di dichiarare in sicurezza |
1️⃣ Identificazione dello stabilimento
In un contesto di supply chain globale, la produzione può essere distribuita su più siti.
Occorre verificare:
- dove avvengono le trasformazioni rilevanti
- se eventuali lavorazioni conto terzi incidono sull’origine
- se esistono lavorazioni extra UE
Un’errata identificazione dello stabilimento può invalidare l’intera dichiarazione di origine preferenziale delle merci.
2️⃣ Analisi dei componenti e delle distinte base
La distinta base è il punto di partenza, ma non è sufficiente.
È necessario conoscere:
- l’origine di ogni componente
- il valore dei materiali non originari
- eventuali dichiarazioni di origine ricevute
Questo passaggio richiede precisione, aggiornamento continuo e allineamento tra ufficio tecnico, acquisti e amministrazione.
3️⃣ Gestione delle dichiarazioni dei fornitori
Se l’azienda esportatrice non è anche produttore, deve raccogliere dai fornitori:
- dichiarazioni singole
- dichiarazioni a lungo termine (valide fino a 24 mesi)
Le principali criticità riguardano:
- monitoraggio delle scadenze
- solleciti ai fornitori
- aggiornamento documentale
- archiviazione corretta
Una gestione manuale, soprattutto con molti fornitori, aumenta esponenzialmente il rischio di errore.
4️⃣ Verifica finale e consolidamento delle informazioni
L’ultimo step consiste nel consolidare:
- regole di lista applicabili
- calcoli percentuali
- trasformazioni effettuate
- documentazione fornitori
Solo dopo questa verifica è possibile emettere:
- autodichiarazione in fattura
- certificato EUR1
- dichiarazione come esportatore autorizzato o registrato (REX)

Modalità di dichiarazione dell’origine preferenziale delle merci
Le modalità principali per attestare l’origine preferenziale delle merci sono due:
- dichiarazione su fattura, possibile per spedizioni di valore inferiore a 6.000 euro oppure per operatori riconosciuti come esportatori autorizzati o registrati (REX)
- certificato di circolazione EUR1, rilasciato dall’Autorità doganale competente
La scelta della modalità dipende dal valore della spedizione, dallo status dell’esportatore e dall’accordo commerciale applicabile.
La dichiarazione su fattura rappresenta una soluzione più snella e veloce, ma richiede un elevato livello di controllo interno, poiché l’azienda si assume direttamente la responsabilità della correttezza dell’origine dichiarata.
Il certificato EUR1, invece, prevede un’interazione con l’Autorità doganale e può comportare tempi più lunghi, ma rimane uno strumento ampiamente utilizzato in determinati contesti commerciali.
Attenzione: la responsabilità resta sempre in capo all’esportatore
Un errore in questa fase può comportare:
- sanzioni amministrative
- recupero retroattivo dei dazi non versati
- danno reputazionale nei confronti del cliente estero
- nei casi più gravi, responsabilità penale
Le Autorità doganali possono effettuare controlli anche a posteriori, richiedendo la documentazione a supporto della dichiarazione rilasciata. L’assenza di prove adeguate può invalidare il trattamento preferenziale concesso.
I rischi di una gestione non strutturata
Molte aziende gestiscono l’origine preferenziale delle merci con strumenti non strutturati, come:
- fogli Excel
- scambi email tra uffici
- archivi documentali frammentati
- controlli manuali e non standardizzati
Questo approccio, apparentemente sufficiente nelle realtà meno complesse, diventa rapidamente critico quando aumentano:
- il numero di fornitori
- la varietà dei prodotti
- i mercati di destinazione
- gli aggiornamenti normativi
I principali rischi includono:
- errori di calcolo nelle percentuali di materiali non originari
- utilizzo di dichiarazioni fornitori scadute
- incoerenze tra ufficio acquisti, produzione e amministrazione
- mancato recepimento di modifiche negli accordi commerciali
Il rischio non è solo economico. In presenza di controlli doganali, una gestione disorganizzata può trasformarsi in un problema legale e reputazionale, con effetti a lungo termine sulla credibilità dell’azienda.
Automatizzare la gestione dell’origine preferenziale delle merci
La digitalizzazione dei processi di Trade Compliance rappresenta oggi una leva concreta per ridurre il rischio e aumentare l’efficienza.
Automatizzare la gestione dell’origine preferenziale delle merci consente di:
- automatizzare il calcolo delle regole di lista in base al codice doganale
- monitorare le dichiarazioni dei fornitori e le relative scadenze
- integrare i dati con l’ERP aziendale
- ridurre i tempi di verifica prima dell’emissione della dichiarazione
- diminuire significativamente il rischio di sanzioni
Un software dedicato permette di trasformare la gestione dell’origine preferenziale delle merci da attività reattiva e frammentata a processo strutturato, tracciabile e documentabile.
Inoltre, consente di avere una visione centralizzata delle informazioni, facilitando audit interni e controlli da parte delle Autorità.
Vuoi verificare se la tua gestione dell’origine preferenziale delle merci è davvero compliant?
Richiedi una consulenza gratuita con uno dei nostri esperti in Trade Compliance e scopri come:
- ridurre il rischio di sanzioni
- velocizzare le verifiche interne
- integrare la gestione con il tuo ERP
- rendere il processo scalabile, sicuro e monitorabile
Una corretta gestione dell’origine preferenziale delle merci è una leva di competitività che merita un approccio strutturato e professionale.
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