oneri doganaliGli oneri doganali – anche conosciuti come dazi – sono tributi antichi, che già nel Medioevo rappresentavano una delle principali fonti di introito fiscale; oggi, questa misura si è evoluta e, pur mantenendo l’obiettivo di favorire i mercati interni al Paese, si allinea alle necessità di instaurare relazioni tra Paesi per ottenere benefici.

Nell’articolo di oggi parliamo degli elementi che hanno un impatto sui dazi doganali e di come migliorare la gestione dell’export da un punto di vista di costi e ROI.

Utilizzo e obiettivi degli oneri doganali

I dazi o oneri doganali sono contributi applicati ai prodotti importati – o esportati – da un Paese, il quale stabilisce la natura della tassazione; l’obiettivo, come anticipato nella premessa dell’articolo, è favorire il mercato interno, promuovendo la produzione e l’industria nazionale. Con l’obbligo per l’importatore di pagare i dazi alla dogana, la misura contribuisce alla formazione dell’introito fiscale dello Stato.

Questa componente di spese doganali è necessaria anche per regolamentare e legittimare uno spostamento di beni, assicurando la piena conformità rispetto alla natura delle merci introdotte in un Paese; di fatto, con i dazi si certifica che la merce non sia di natura illecita o illegale.

Passiamo ora agli elementi che hanno un impatto sugli oneri doganali, ovvero contribuiscono alla loro dimensione ed efficacia, partendo dalla classificazione.

Quali variabili incidono sugli oneri doganali?

Il primo aspetto da considerare per verificare l’impatto dei diritti doganali è la loro caratteristica; a seconda della tipologia daziaria, si avrà a che fare con modalità e procedure distinte.

La tassa ad valorem si applica in base al valore della fattura, quindi al costo effettivo della merce; i contributi specifici si applicano per quantità, peso o dimensioni dei colli.

Definire la natura daziaria è il primo passo per quantificare l’impatto dei diritti doganali, ma non è il solo. Il secondo aspetto che influenza la misura daziaria e, di conseguenza, la fluidità dello scambio di merci è la presenza di accordi tra Stati.

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Su questo punto occorre fare una distinzione tra Paesi membri dell’Unione Europea e attività di export condotte con Stati extra UE. Se, infatti, all’interno dell’Unione Europea vige il principio di libera circolazione delle merci – che presuppone l’eliminazione di dazi tra Stati – se sono coinvolti Paesi extra UE occorre intervenire in modo diverso.

In quest’ultimo caso, a incidere sugli oneri doganali sono gli accordi intrapresi, che possono essere:

  •         bilaterali: introducono condizioni tariffarie agevolate all'importazione nel Paese terzo o nel gruppo di Paesi terzi firmatari dell'accordo, oppure all'importazione nell'UE per beni originari di Paesi terzi

  •         unilaterali: prevedono benefici daziari all'importazione in UE di prodotti originari del Paese terzo o del gruppo di Paesi terzi

Gli accordi con Paesi extra UE sono indispensabili per ridurre l’impatto dei diritti doganali perché permettono di ottenere diversi benefici. A partire dai trattati vincolanti, infatti, si può procedere con la dichiarazione dell’origine preferenziale che, sulla base di specifici criteri, permette di ottenere da una riduzione fino a un totale azzeramento dei dazi.

Anche la classificazione doganale ha un ruolo chiave nella determinazione dei diritti doganali e, quindi, per i costi delle imprese che importano beni. La classificazione doganale è il processo di determinazione del codice tariffario, uno strumento indispensabile per qualificare la natura dei beni in transito tra Paesi. A partire dall’individuazione del codice doganale, è possibile risalire a vincoli, formalità e regolamenti da rispettare: si tratta di un modus operandi indispensabile per favorire flussi semplificati, dal minor impatto daziario.

Così come la procedura di dichiarazione dell’origine preferenziale, anche la classificazione merceologica è in continuo aggiornamento e richiede un allineamento puntuale alle nuove disposizioni. L’ultima regolamentazione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane a novembre 2021 è intervenuta sulla nomenclatura combinata, per aggiornare codici e tariffe. L’obiettivo, come sottolineato dallo stesso Istituto, è quello di impostare un nuovo linguaggio comune degli scambi commerciali, che si allinei alle necessità del mondo moderno:

  • incremento dell’evoluzione tecnologica

  • attenzione alla sostenibilità ambientale

  • controllo su prodotti sensibili ed emissioni di CO2

oneri doganali

Come abbiamo visto, gli elementi che hanno un impatto sulle spese doganali sono molti; si passa dalla qualità e valore della merce, fino alla presenza di trattative e accordi specifici che permettono di avviare procedure preferenziali. La sfida per i compliance manager coinvolti nell’espletamento dei dovuti processi è gestire tutte le operazioni, mantenendo piena visibilità sulle diverse attività. Anche l’approccio più meticoloso e attento può portare a un’inadempienza e, quindi, a un errore di calcolo e un incremento dei dazi doganali dovuti. Infatti, oltre ad assicurare il controllo delle operazioni, è necessario rimanere aggiornati con la normativa di riferimento che può richiedere di adeguarsi a cambiamenti importanti anche nel breve termine.

Per queste ragioni, è sempre più importante affidarsi a un software di gestione della Trade Compliance, una soluzione automatizzata che effettua controlli e guida le procedure dell’export; se integrato all’interno delle procedure legate allo scambio di merci, può contribuire a ridurre gli oneri doganali e a migliorare la gestione dei costi dei Paesi importatori. Questo si traduce in un continuo scambio di valore tra aziende che possono godere di un duplice vantaggio - flussi semplificati da un lato e prezzi competitivi dall’altro.


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